Restaurazione

Qualcuno ricorderà, dai libri di storia, quel che è successo dopo la Rivoluzione francese. L’aristocrazia, a cui il popolo inferocito dalla sofferenza, tagliava la testa, pensò di restaurare l’antico regime, lasciando credere al popolo di tenerlo in considerazione.

La piramide del capitalismo

La piramide del capitalismo

L’ancien regime veniva restaurato con il Congresso di Vienna, che gettava le basi di un nuovo governo mondiale gestito da un gruppo ristretto di individui. Oggi, dopo mesi di battaglia politica, condotta senza esclusioni di colpi, assistiamo ad un evento simile. Le elitè politiche, dopo aver tolto ai popoli europei la sovranità popolare e monetaria, torna a governare, restaurando, di fatto, la solita vecchia casta.

Letta e Napolitano

Letta e Napolitano

Hanno messo facce nuove al governo, ma sono sempre i soliti vecchi marpioni a portare avanti il piano del nuovo ordine mondiale, fregandosene del volere del popolo, a cui sarà dato, ancora una volta, il compito di soccombere sotto il peso di riforme strutturali insopportabili e sanguinarie.

In Italia, la restaurazione è iniziata all’indomani delle elezioni nazionali. Con la rielezione di Napolitano a presidente della repubblica, la politica ha imposto l’unico garante nazionale spendibile in europa per continuare la distruzione dello stato sovrano. La casta, ha fatto fronte unico contro chi chiedeva il cambiamento, riuscendo a fare alla luce del sole quello che da vent’anni faceva nascondendosi nel palazzo: L’osceno ed incestuoso accoppiamento dei due schieramenti politici che dicevano di combattersi.

Letta, incassata la fiducia, è corso a rapporto dalla Merkel, il vero boss di quest’europa, poi vedrà la troika dell’unione, Van Roupuy, Barroso, Rehn. Letta ha annunciato che vuole rinegoziare il patto con l’europa, ma c’è da ritenere che sia il solito contentino! La solita comunicazione buona per i creduloni. Altro sarà quanto affermerà nelle segrete stanze del potere europeo, che considera l’Italia come provincia, o periferia. Un “cuscinetto” che si interpone tra il centro, la Germania, ed il continente africano, punto di partenza della diaspora dei popoli afflitti da una fame cronica.

 

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