Il Presidente della Repubblica

Da un post di Internazionale.it   Il discorso integrale di Giorgio Napolitano.  http://youtu.be/7XJ2FVjaxvE

camera

La sacralità del potere sfila in corteo, per andare incontro ad un appuntamento che interessa tutti. Di fatto diventiamo repubblica presidenziale, con l’insediamento, in un caso eccezionale, dello stesso presidente che abbiamo avuto per sette anni. Pratica fuori di norma, dovuta al caso eccezionale prodotto dalle elezioni. Un mostro a tre teste che nessuno vuole riconoscere. E’ tutto un tirarsi per la giacchetta, un inseguimento, un praticar d’astuzie, a cui sono dedicati a vita un pugno di uomini che vogliono rappresentarci.

Sfilano lente per le vie di Roma capitale, le auto del corteo presidenziale. Tutto il tragitto è transennato. Ogni centimetro è stato setacciato. Ogni centimetro quadrato nell’arco di chilometri dalla auto scura che si nasconde al centro del corteo. In quella, c’è il futuro presidente italiano. Giorgio Napolitano di nuovo. Mi è già successo di vedere presidenti che andavano lì e cercavano di tirar un pò su per la giacchetta governi che erano duri di comprendonio, sempre a prender tempo, sempre a congetturare senza prendere una decisione che fosse una.

Governi che si comportavano come ragazzini, un pò scapestrati, ai quali ogni tanto occorre tirar le orecchie, sennò, chissà che casini combinavano. Nel giorno del suo secondo speech di insediamento, impone al parlamento la sua legge.

Napolitano

Mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco: se non troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle con cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese.

Monito o, T’abbisavu?

Dalla prefazione del libro di Burchardt, Lezioni sulla storia d’Europa

Il sonno dell’infanzia

” Una volta compreso che non vi furono nè vi saranno le età dell’oro di cui si favoleggia, ci si libera dalla follia di sopravvalutare qualche epoca passata o di disperare del presente o di sperare nel futuro, e si riconosce nella contemplazione dei secoli, un’occupazione tra le più nobili: la storia della vita e delle sofferenze dell’umanità nel suo complesso.

Eppure l’antichità avrebbe per noi una grande, speciale importanza obiettiva: da essa deriva la nostra idea di stato; è la culla delle nostre religioni e della parte duratura della nostra civiltà. Molte delle sue produzioni plastiche e letterarie sono esemplari ed ineguagliate; di essa dobbiamo tener conto per infiniti rispetti di affinità e opposizione.

Ma può bastare che sia per noi il primo atto del dramma dell’uomo, ai nostri occhi già di per sé una tragedia, con fatiche, colpe e sofferenze smisurate. E anche se discendiamo da popoli ancora immersi nel sonno dell’infanzia accanto ai grandi popoli civili dell’antichità, pure ci sentiamo i veri discendenti di quest’ultimi, perché in noi è passata la loro anima, e sopravvivono in noi la loro opera, la loro missione, il loro fato.”

La democrazia deve diventare adulta, passare da uno stato adolescenziale ad una maturità compiuta, nel credo del Nuovo ordine costituito. Napolitano sfila tra grandi saloni e corridoi per approssimarsi allo scranno alto della camera dei deputati.

Quest’uomo che porta in giro la sua  vecchiaia è lì a sapere di cosa si tratta. Del peso che un’istituzione come quella che incarna, oggi ha acquisito un altro potere, che è quello di essere rieletto. La carica più alta dello stato, il garante, l’uomo che regge sulle sue spalle il peso della patria, è ancora lì a reggere la parte.

Lui per primo dovrebbe essere eletto dal popolo direttamente, viene scelto da un gruppo ristretto di burocrati, detto grandi elettori. Oggi occupano tutti gli scranni disponibili del grande parlamento italiano, per un totale di 1007. Immagina ognuno di loro, quanta gente può avere al seguito. Insomma, sono tutti lì a Roma. Con le loro scorte, i loro macchinoni, col solito codazzo di gente che fluttua loro intorno. Sono lì a stupirsi che qualcuno gli tira anche le monetine, che la piazza fa sentire la sua voce, come se mai nella storia le piazze fossero stati luoghi per condividere il consenso, il posto dove riunirsi per fare sentire la voce dei cittadini. Non c’è l’hanno forse insegnato loro che sono comunisti?

I grandi elettori sono il territorio, che va ad occupare gli scranni di monte Citorio per eleggere un leader nelle cui mani giurano di rispettare la costituzione in rappresentanza del popolo. Oggi sono tutti lì per eleggere il presidente della repubblica in un passaggio eccezionale del percorso democratico di questo paese.

Occorre qualcuno che controlli sul serio che le cose devono essere fatte bene, ma si riprenda assolutamente a negoziare, subito, con l’europa un trattato che ormai è chiaro a tutti, ci ha ridotto alla fame. Non prendiamoci in giro oltre. Perchè qui è il disastro. Il disastro più totale. E non esagero. Ma si sta arrivando a pressioni altissime, e non sembra si voglia invertire questa rotta il prima possibile. Chi non vuole farlo, preferisce una lunga, lunghissima agonia, ad breve periodo intenso, ma di sicuro frutto. Combattiamo contro un male che si chiama avidità. Ma lo paghiamo solo noi che siamo cittadini. Sono anni che ci raccontiamo della casta e di quanto è indegna questa classe politico finanziaria che non sa far altro che distruggere qualsiasi cosa trovi sul proprio cammino.

Incombe sul governo, che in basso gli da le spalle, per cui ogni volta devono alzarsi e girare intorno alle sedie per potere applaudire il presidente. Chissà, se il presidente si ricorderà di quanto fece quell’uomo, seduto sulla sedia del premier, che adesso lo sta applaudendo a braccia alzate, dopo che dette la parola di non farlo, ma non seppe resistere. Il boccone era ghiotto, e lui tornava dal dorato esilio europeo per venir a continuare a falcidiare una categoria che monti odia con il cuore, si vede. Che è la categoria di cui dovrebbe interessare lo stato sociale.

Quelli lì che lo ascoltano, hanno applaudito lungamente, consegnandosi, di fatto, alla storia come quelli che applaudono al loro fallimento. Perchè di falliti si tratta. Gente che non ha più onore e dignità. Sul serio. E si arrogano diritti che non hanno. Napolitano è lì di nuovo per evitare che questa volta, l’ennesima, la politica fa la sua bella figura di merda, per parlar fuori dai denti. Il parlamento applaude quest’uomo credendo di averlo in pugno. La sensazione, dopo aver visto in azione il presidente rientrante che è re giorgio, come lo chiamo io, è che se quest’uomo vuole, adesso con la suo reincarico, li tiene a tutti per le palle. Almeno così mi piacerebbe che fosse. Voglio dire, ma ci crede sul serio a quanto ha detto oggi, il presidente della repubblica? Oppure ci riserva qualche sorpresa? Di fatto, non è stato carino, proprio per l’insediamento, far girare la notizia della distruzione delle intercettazioni sulla trattativa stato-mafia in cui l’indagato era mancino, che all’epoca pare lo cercasse parecchio, al presidente napolitano.

Perchè presidente?

Perchè non ha chiamato Rodota’, giusto per sentirlo…Credo che alla sua persona, possa essere gradita un suo coetaneo, che ha rappresentato una sinistra onesta, vera, che non ha cercato il potere, piuttosto il diritto dei cittadini.

Ho visto un uomo stanco. La signora presidente addolcisce un pò l’immagine ma, la camera non deve andare oltre. Dall’altra parte salterebbero troppo all’occhio un paio di Toupet dalle foggie esotiche che si presentano alla sinistra del presidente. Meglio la Boldrini, la signora presidente.

All’indomani dell’evento

spero solo che Napolitano si ricordi di quanto ha detto e si mantenga sulle sue. Adesso toccherebbe a loro, i politici politicanti dar il primo giro di valzer: Ma ci si può credere?…Piuttosto diano il via libera alle commissioni. Che si mettessero a lavorare, sherpa e sherpini, a metter su le carte che sono sempre troppe, che occorrono comunque per iniziar a parlare, un minimo. C’è la tecnologia, per risparmiare le tonnellate di carta che devono essere usate per produrre i documenti necessari. Attenzione al perdersi nei numeri. Non si può più sopportare uno stato che ha quasi 300.000 leggi emanate, e solo 18.000 in vigore. Con meno di queste l’Inghilterra ha prosperato alla grande fin qui!

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